L’ottava rima cantata

In Italia esiste una forma espressiva che appartiene tanto ai grandi scrittori trecenteschi come Boccaccio, quanto alla gente delle campagne e montagne dell’Italia centrale. Si tratta delle strofe in “Ottava rima”. Tecnicamente l’ottava (o ottava rima) è una strofa composta da otto endecasillabi, di cui i primi sei a rima alterna e due a rima baciata, secondo lo schema ABABABCC. Compare già alla fine del secolo XIII come metro della poesia “narrativa”, nei poemi cavallereschi francesi e in quelli franco-italiani.
Dal quindicesimo secolo la figura del poeta che canta in improvviso inizia ad essere distinta da altri tipi di artisti (come menestrelli e contastorie).
Mano a mano questa forma espressiva è entrata a far parte del mondo tradizionale con le caratteristiche di improvvisazione, spesso utilizzata anche per sfide e confronti tra rimatori chiamati anche poeti estemporanei o Bernescanti.
I momenti festivi, le ricorrenze (befanate e maggi) ma anche le pause di lavoro o le occasioni di ritrovo (come fiere, pranzi di matrimonio, momenti cerimoniali ecc.) insieme agli incontri di poesia a braccio (riunioni fatte per ascoltare i poeti su temi a contrasto) sono divenute le occasioni di maggior diffusione dell’ottava rima cantata.
Oggi la tradizione resta viva grazie a gruppi di appassionati, associazioni e forse anche al “lustro” conferitole da personaggi di fama nazionale come Davide Riondino, Francesco Guccini e Roberto Benigni che si cimentano con grande abilità in questa arte.
Uno degli appuntamenti più importanti è la festa di Ribolla, in provincia di Grosseto, dove ogni anno partecipano all’evento i migliori poeti improvvisatori della Toscana e del Lazio.
In un piccolo paese montano delle Marche nell’alta valle del Tronto, Spelonga, ogni tre anni si tiene la “Festa bella” nata per ricordare la partecipazione di trecento abitanti di questo paesino montano alla battaglia di Lepanto del 1571 (potete approfondire l’incredibile e affascinante storia nel sito www.spelonga.it ). Nelle giornate della festa è possibile ascoltare sfide di poesia estemporanea in ottava rima. Ve ne riportiamo una del poeta Francesco Casini dedicata proprio alla battaglia di Lepanto.

Un inchino farei alla bandiera
e del soldato le gelide ossa
io bacerei con calda preghiera;
ma credo che ignorata sia la fossa.
Ei si scagliò sulla nemica schiera
incitando i cristiani alla riscossa;
un labar ei strappò con la vittoria
per dare alla Spelonga onore e gloria.

Per approfondire l’argomento:

https://www.toscanafolk.com/432279434
http://www.wikiwand.com/it/Poesia_estemporanea_sarda

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