La tradizione delle Paranze Stampa
Scritto da ReMinore   
Mercoledì 18 Novembre 2009 21:21

Fin dal ‘400 associazioni di devoti, dette Paranze, suonavano musica popolare durante il pellegrinaggio al santuario della Madonna. La tradizione è giunta fino a noi e oggi ascoltiamo la loro musica ripercorrendo tra culto e tradizione il ritmo delle tammurriate. Una delle Paranze più travolgenti è quella di Antonio Matrone, detto o’ lione, che da Scafati ha portato in tutta Europa le note della memoria popolare. Conoscilo meglio cliccando qui.

La storia
Nel quattrocento alle pendici del monte Somma, sul margine della via che collegava a Napoli i vari comuni vesuviani, sorgeva un'edicola dedicata alla Madonna dell’Arco. Il lunedì di Pasqua del 1450, mentre si celebrava una festa in onore della Beata Vergine avvenne un prodigio: si giocava a palla-maglio, colpendo una palla di legno con un maglio per scagliarla il più lontano possibile. Ma un giocatore si incollerì perché la sua palla era stata fermata dal tronco di un tiglio e fuori di sè dall’ira bestemmiò la Santa Vergine. Poi, raccattata la palla dal suolo, la scagliò contro l'effige, colpendola alla guancia sinistra che subito, come fosse carne viva, comunciò a produrre copioso sangue.
Sparsasi intorno la fama dell'accaduto, fu un accorrere quotidiano di devotii. Fu costruita una chiesa per accogliere i fedeli e nacque così il culto per questa Madonna che ben presto si estese a tutti i paesi vicini. Il culto è vivissimo ancora oggi, ed è mantenuto dalle associazioni dette Paranze o Chiette.
Tutti gli appartenenti a queste associazionie fanno voto di correre al Santuario della Madonna il Lunedì in Albis, anche se quelli più lontani ci vanno il martedì. Ogni associazione organizza una squadra di fujenti, la cosiddetta paranza, appunto, parola derivata dal gergo marinaro perché la squadra di devoti ricorda la disposizione in mare delle barche che escono per la "pesca di paranza".

Fonte: www.aversalenostreradici.com

 

Alcune immagini di Antonio Matrone "o Lione" e "a Paranza di Scafati" al Festival di Maranola del 2006

 
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