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Scritto da ReMinore   
Sabato 28 Novembre 2015 18:06

'Ditta Francesco Duranti' Creazione, Riparazione e Restauro Strumenti Musicali a Fiato. Così recita il biglietto da visita di Francesco. Lo incontriamo nel suo laboratorio artigiano di Ascoli Piceno, circondato da ottoni 'feriti' da curare, attrezzi di ogni forgia, torni, cannelli per saldare... Oltre ad essere un costruttore e restauratore molto apprezzato suona anche vari strumenti a fiato, ed è un grande appassionato di musica popolare nonché ottimo conoscitore e suonatore di zampogna.

Pubblichiamo la sua intervista integralmente per non tradire il suo spirito sagace, schietto e pungente.

Ti conosciamo da qualche tempo come appassionato di musica popolare, conoscitore e suonatore di zampogna. Come sei arrivato agli ottoni?

In realtà è il contrario, il mio primo approccio alla musica è stato attraverso la musica classica passando dal pianoforte al trombone. Crescendo, poi, l’interesse si è focalizzato soprattutto sulla musica antica e ho iniziato a studiare flauto dolce e cornetto. Ignoravo completamente la musica popolare fino a quando il mio insegnante, per migliorare la tecnica esecutiva e soprattutto la capacità di improvvisare, mi consigliò di esplorare il mondo della musica popolare. Ad essere sincero all’ inizio ero un poco restio, fu un vero e proprio ‘calcio nel sedere’ che mi ha tuffato in questo mondo musicale parallelo e affascinante.

Hai comunque portato con te e nel tuo lavoro qualcosa della tua esperienza vissuta nel mondo della musica tradizionale?

Nella mia vita musicale attingo spesso; nel lavoro invece, a parte l’arte di improvvisare e le esperienze umane, ben poco. Anzi a volte, quando qualche cliente “colto” nota qualche strumento tradizionale sparso per il laboratorio, nel migliore dei casi parte qualche battutaccia; qualcuno di loro addirittura è infastidito, o ti guarda come uno da poco conto. Sono rari i clienti che invece apprezzano e di solito questo coincide con persone di preparazione culturale e musicale elevatissima, purtroppo molto rare.

Come ti sei formato, quali esperienze hai avuto per avviarti a questo lavoro?

Ho lavorato per un po’ di tempo in Germania da un artigiano, ne taccio il nome perché sono dovuto tornare prima della fine del mio apprendistato e mi è stato così chiesto di non presentarmi come suo allievo. Avevo già a lungo frequentato nei miei pomeriggi da adolescente le botteghe di alcuni artigiani in città, primo tra tutti Balena che qualcosina mi aveva spiegato circa le lavorazioni e meccaniche e dei metalli in genere. Utili sono stati anche un corso di formazione professionale sulla liuteria e uno come tornitore meccanico.

C’è un personaggio appartenente a questo settore che puoi considerare un riferimento?

Mi viene in mente Domenico Calicchio che era emigrato negli stati uniti e costruiva, fin quando lavorava da solo, degli ottimi strumenti praticamente cuciti addosso all’ esecutore.

Ti capita di trattare anche strumenti diversi rispetto agli ottoni? Se si quali?

Beh si, effettuo anche lavori di sistemazione sui legni (sax clarinetti flauti oboi e fagotti) e a volte capita anche di dover sistemare qualche strumento a percussione: storicamente i costruttori di trombe e di timpani condividevano la stessa bottega!

Trovi più interessante, stimolante e gratificante la costruzione o la riparazione e restauro?

Premesso che non trovo molto gratificante e/o stimolante il mio lavoro in generale, trovo vagamente più divertente costruire uno strumento o anche affrontare un restauro conservativo di uno strumento antico. Trovo invece la riparazione una cosa noiosissima, molto spesso frustrante e nella stragrande maggioranza dei casi poco gratificante.

La parte della ricerca, dello studio, il dover pensare a come risolvere un problema mi piace ma poi quando c’è da passare all’ azione non sono molto stimolato: avere per la maggior parte del tempo una lima, il cannello per saldare, il martello o qualsiasi altro arnese lo trovo poco edificante a volte quasi umiliante. Alla fine faccio l’artigiano perché mi è stato insegnato: ho semplicemente cercato di rimanere a stretto contatto con la musica più che mi è stato possibile

Hai dei segreti nel tuo mestiere?

Pochi, veramente pochi; più che altro sono tutti custoditi in un faldone con scritto “top secret” e consistono in misure, dime e sagome di miei strumenti, calcoli vari per l’intonazione e misurazioni di strumenti originali. Quelli potrei portarmeli nella tomba per quanta fatica mi sono costati

Qual è stata la sfida più difficile che hai affrontato?

Questa è facile: ogni mese cercare di cavare una specie di stipendio dopo che è passato il fisco, possibilmente senza lasciare debiti!

A Parte le battute, che poi sono mezze verità, non ricordo un caso in particolare; ogni tanto mi sono passati per le mani casi “disperati” ma sempre risolti col cosiddetto “calma e gesso”... piuttosto capitano clienti difficili, se non impossibili, di quelli me ne vengono in mente molti ma meglio dire il peccato piuttosto che i peccatori

E la richiesta più bizzarra che ti è stata rivolta?

Una volta una signora mi ha portato a sistemare la tromba del figlio e mi ha chiesto, visto che c’ero, se potevo anche riparare un aspirapolvere che aveva in macchina!

Sappiamo che hai trattato anche strumenti antichi come ad esempio un serpentone rinascimentale. Raccontaci qualche particolare.

Gli strumenti antichi fanno parte del mio lavoro. Oltre che eseguire restauri impiego una buona parte del mio tempo a realizzare repliche di strumenti antichi.

Quali conoscenze ed abilità bisogna mettere in gioco per ottenere il ripristino del suono originale, al di là della ‘semplice’ rimessa a nuovo dello strumento?

Aldilà del fatto che non credo esista un suono “originale” (piuttosto parlerei di un suono personale e consapevole). Innanzitutto bisogna documentarsi bene, fare molte ricerche, esaminare cataloghi, foto, confrontare i vari strumenti in modo da farsi un’idea precisa di come dovrebbe essere il suono. Una volta che si hanno le idee chiare si passa alla parte dello sviluppo, quindi dei conti attraverso dei calcoli di fisica acustica abbastanza complessi: anche il timbro di uno strumento è perfettamente calcolabile! Personalmente sviluppo i conti fino ad un certo punto, poi in maniera empirica faccio dei tentativi fino a che non sono soddisfatto.

Quanto ritieni importante in questo lavoro avere come te esperienze e conoscenze di musicista?

Si può fare questo lavoro piuttosto bene senza essere musicista, però il fatto di esserlo aiuta molto; ad esempio nel distinguere quello che è un capriccio o una fissazione da un problema reale. Inoltre permette di sviluppare un proprio gusto che caratterizza poi gli strumenti prodotti. A volte però è anche un impiccio perché si finisce col fare quello che piace piuttosto che quel che conviene fare.

Viceversa, quanto pensi sia importante per un musicista avere una formazione di base sulla storia, la struttura, la manutenzione e riparazione del proprio strumento?

Importantissimo. Mi imbatto però molto spesso persone che hanno cognizioni completamente sballate o limitate rispetto il proprio strumento. Spesso si confonde il saper suonare con l’essere musicisti, ignorando tutto il resto. Non dico per carità che la tecnica non sia importante, ma poi è il contorno che fa la differenza: è un po’ come parlare una lingua conoscendone perfettamente la pronuncia e la grammatica ma ignorandone completamente le frasi idiomatiche e la cultura a cui appartengono.

A tal proposito mi viene in mente un episodio che mi è capitato qualche mese fa: ero in conservatorio e un ragazzo mi ha chiesto quale periodo della storia della musica preferissi e quale mi piacesse di meno. Ho risposto che sicuramente il primo seicento è il periodo dove meglio mi ritrovo e che esploro più volentieri, e che non disdegno neanche il novecento mentre trovo noiosissimo fin quasi alla nausea l’ottocento ed in particolare l’ opera. Quello, con gli occhi sgranati, mi fa: “come fa un trombonista a detestare l’ ottocento se quasi tutta la musica per trombone l’ hanno scritta in quel periodo?”. Ho fatto notare che in realtà circa il 90% del repertorio trombonistico è stato scritto nel’600 quando il trombone era lo strumento principale della musica sacra (dopo ovviamente la voce umana e in coppia fissa con l’ organo), e che il trombone nella simbologia musicale ha sempre rappresentato la voce di Dio fino ai primi dell’ ottocento. Basti infatti pensare a Beethoven, che lo riteneva uno dei suoi strumenti preferiti al punto da volere per il suo funerale un quartetto di tromboni. Questi nelle sue opere ne ha fatto un uso parco, oserei dire centellinato proprio perché lo strumento era il Sacro e non andava sprecato. Questo non è accaduto in seguito, quando si è perso quest’uso proprio nell’ottocento. Questo piccolo aneddoto tanto a dimostrare l’ignoranza che talvolta è totale da parte di molti musicisti nei confronti del proprio strumento.

Che rapporto c’è fra i vari costruttori e riparatori come te? Rivalità, collaborazione, un po’ di entrambe o nessuna delle due?

Rivalità ne esistono eccome; mi è capitato di sentire colleghi che parlano male di altri solo per partito preso. Da parte mia non ne ho: se vedo un lavoro fatto bene da altri gli faccio i complimenti, se lo vedo fatto male evito di far scenate e sto zitto. Addirittura con alcuni colleghi intrattengo rapporti di collaborazione reciproca, di scambi di lavori o di pezzi di ricambio. Con alcuni di loro poi esiste un vero e proprio rapporto di amicizia.

Che cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere la tua stessa strada?

Di lasciar perdere. Non perché voglia evitare la concorrenza, ci mancherebbe, ma più che altro perché ritengo che alla fine non ci sia soddisfazione. Purtroppo viviamo in un paese nel quale il lavoro artigianale viene ostacolato in tutte le maniere e oramai i tempi son cambiati: troppa energia e tempo investiti in qualcosa che una macchina fa lo stesso in una frazione del tempo, sono rari oramai quelli che capiscono la differenza tra un prodotto fatto a regola d’arte e un prodotto industriale, per non parlare dei prodotti made in Cina... e oltretutto lo stato ci mette il suo tra fisco e burocrazia.

Più che altro gli consiglierei o di lasciar perdere trovarsi un lavoro e farlo per hobby, oppure emigrare.

Ultimo aggiornamento Sabato 28 Novembre 2015 19:11